Recensione di Nucleo Art-Zine #DÉLIRE

di Ludovica Avetrani / 13 dicembre 2015

Al Teatro Studio Uno di Torpignattara è andato in scena dal 3 al 6 dicembre Dèlire, anticommedia tratta da Delirio a due di Ionesco, con la regia di Antonio Sinisi.

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Protagonista assoluto della scena il gioco delirante che coinvolge i due personaggi: in un continuum di sberleffi, seduzioni, prese di posizione che richiamano ai capricci dei bambini, la coppia si fa coinvolgere completamente dalle dinamiche che il rapporto amoroso spesso scatena. L’incomprensibilità dei battibecchi a cui gli spettatori assistono ha delle regole che i due amanti conoscono e domano senza problemi, inscenando un turbinio comunicativo ipnotizzante, onomatopeico, perfino straniante in qualche momento. E mentre i due fanno la lotta a non capirsi, sfiorando un livello di contatto verbale parossistico, fuori dalle loro piccole mura di una città qualsiasi imperversa una battaglia; è questo escamotage narrativo che rende possibile una sospensione del litigio, un punto di incontro che aiuta a seppellire le rimostranze e gli attacchi dell’uno contro l’altra e viceversa. Così si scioglie una tensione emotiva privata, in funzione di una rivolta all’esterno, al come comportarsi e proteggersi, una tensione che necessariamente li mette in condizione di allearsi e trovare una soluzione. La scintilla per ricominciare il litigio sarà quando l’accordo condiviso per la sopravvivenza verrà nuovamente messo in discussione: un iter circolare assurdo e farneticante.

I due attori, Alessandro Di Somma ed Eleonora Turco, reggono bene il gioco teatrale, si divertono, sono in perfetta sintonia fra loro e col testo, caricano di energia lo spazio del teatro, richiamando una forte partecipazione dal pubblico. Sinisi crea una regia attorno ai due che calza loro a pennello, rendendo ancora più delirante la scena grazie alla scelta dei disegni/scenografia diMartoz, che piombano letteralmente sulle teste dei protagonisti, disorientandoli. Una fisicità morbida e sensuale quella della Turco, contrapposta a quella spinosa e scattosa di Di Somma, un ulteriore punto di incomunicabilità che attrae però l’uno il corpo dell’altra. Che non siano forse loro la chiocciola e la tartaruga, così disperatamente in cerca di un contatto e di appartenersi, nonostante le differenze che li accomunano. Uno spettacolo febbricitante e piacevole, decisamente interessante.

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